Joy as an act of Resistance

La musica segna le generazioni, dando voce a ribellione e identità. Il punk, scoperto in adolescenza grazie al film SLC Punk!, diventa per l’autore un rifugio e un mezzo di espressione. Crescendo, il sogno sembra sfumare, mentre le nuove generazioni appaiono distanti. Ma realtà come il Circolo Redstone e Carne Fresca riaccendono quella passione e quel sogno, dimostrando che la musica resta un atto di resistenza e comunità, proprio come insegna l’album Joy as an Act of Resistance degli IDLES.

versione estesa

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La musica da sempre ha descritto generazioni. In una certa età, in base a gusti musicali decidi come vestirti, chi frequentare, in che ideali credere e quali sogni persegui.

In adolescenza, non ricordo bene come, una sera mi imbattei in un film dal titolo “SLC Punk!”. La pellicola raccontava di due giovani ragazzi, emarginati per i loro interessi considerati noiosi dagli altri coetanei, come Dungeons and Dragons e i videogames, che ad un certo punto grazie al padre di uno dei due, vengono in contatto con una casseta di una “nuova musica”, molto più veloce e carica di energia rispetto a tutto ciò che si sentiva fin’ora. Era Kiss Me Deadly dei Generation X del ‘78, con un giovanissimo Billy Idol, e da allora la loro vita non fu più la stessa. Provenienti da una piccola cittadina ultra-religiosa e conservatrice dello Utah i due per combattere la noia e il pensiero comune vanno di festa in festa, talvolta organizzandole loro stessi, mentre vivono in un appartamento fatiscente, cercando di slegarsi dalla società.

Nonostante la mia giovane età mi sembrava di rivedere tutto ciò che provavo allora, anche io sognavo di far parte di una comunità con certi ideali, di non sentirmi solo, di voler essere ascoltato, e dato che non mi sentivo ascoltato decisi di gridarlo ancora ancora più forte come facevano loro, facendo musica. Quella cultura intercettò i miei bisogni, dandomi speranza e un sogno.

Decisi così di renderla mia e per realizzarla iniziai a suonare con un gruppo di amici, senza pretese. Ci scambiavamo i dischi, compravamo le riviste e frequentavamo i blog sulla cultura punk per sapere cosa ci fosse di nuovo e cosa stesse accadendo attorno a noi. Adesso non ero più solo e il sogni di fuggire dalla noia della periferia, di essere ascoltato e di stare insieme era sempre più concreto.

Crescendo tuttavia le responsabilità aumentano, gli ideali cambiano, il sogno va scemando e non ci si può più permettere di rimanere dei giovani di periferia che inneggiano al punk e così ognuno andò per la sua strada.

Continuai a rimanere molto legato alla musica, ai suoi ambienti ed alla socialità che vi gira attorno, tuttavia ciò che vedevo di nuovo nelle generazioni a seguire, i nuovi generi che stavano emergendo per quanto mi divertissero non riuscii mai a sentirli miei, vedevo nei loro atteggiamenti, nei testi, nel modo di comportarsi, di apparire, un comportamento egocentrico, di una ricerca di socialità tramite l’ostentazione che mi respingeva da quell’idea di energia e partecipazione di cui ero rimasto affascinato e su cui mi ero aggrappato.

Quel sogno, almeno per me, era ormai passato e quegli ideali ormai scomparsi.

Mi sono perciò chiesto se ci fosse, come allora, un fiamma di cambiamento a questo sentimento comune, se quel sogno di denuncia sociale, di libertà, di energia e partecipazione fosse ancora vivo in qualcuno.

Cercando mi sono imbattuto così nel “Circolo Redstone” in Valdarno, aperto e gestito dai giovanissimi mebri di una band punk dal nome “Punkcake” ed i loro amici.

Con la passione per la musica ma nessun luogo dove esibirsi nella periferia, hanno ripreso un vecchio circolo ormai chiuso per creare il loro spazio per suonare e per dar spazio a tutti coloro che sono nella loro stessa situazione, ricreando quell’ambiente, quella energia e partecipazione inseguendo quel mio stesso sogno che pensavo ormai dissolto.

Successivamente sono entrato in contatto con la realta di “Germi” a Milano, il loro evento mensile “Carne Fresca” che permette ai giovani musicisti emergenti di esibirsi e di avere il loro spazio.

Tramite queste esperienze ho rivissuto e trasposto le parti fondamentali di quel sogno, con un approccio malinconico che nei confronti della mia esperienza ma che mi ha comunque rincuorato sul sul futuro di un certo tipo di cultura che passa attraverso la musica.

Il titolo “Joy as an Act of Resistance” è tratto dal album omonimo della band inglese IDLES pubblicato ad agosto del 2018, il quale tratta temi sociali come la lotta di classe, immigrazione e l’amor proprio.